Aiazzi, Vergnano, Berné | progetto a quattro mani

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MIA Fair 2016 | 28 aprile – 2 maggio 2016

Stampare è un’arte e Roberto Berné è oggi uno degli interpreti più ingegnosi e originali di questa tecnica. Non è un caso che Steve McCurry l’abbia indicato suo official printer per le mostre in Italia. Metodico, scrupoloso, convinto assertore dello scambio, quand’esso alimenta lo sviluppo del progetto e la cura dell’opera, non perde occasione di costruire con l’artista un percorso finalizzato alla migliore riuscita della stampa, nell’intenzione di dare evidenza a un segno che si fa significato. Tale è l’impegno profuso, dalla comprensione del prodotto artistico alla ricerca dei materiali che, con responsabilità, ha deciso già da alcuni anni di certificare e di controfirmare le opere.

Per l’appuntamento MIA Fair 2016, Roberto Berné sceglie di presentare il lavoro di due giovani autori.

Niccolò Aiazzi

La sua è la rappresentazione del movimento del fuggitivo. Nella velocità, nella ricorsa dell’attimo, nell’ansia dell’uomo che arranca, c’è lo sguardo di colui che si sottrae all’esistenza. La lettura, come comprensione del mondo, è cieca se vissuta nell’esasperazione autistica, quella che investe la dimensione soggettiva della “mancanza a essere”. L’immagine proposta da Niccolò Aiazzi risulta, dunque, l’emblema di una percezione alterata. Di fronte a questa condizione, sempre più inebriato e rapito dentro il vortice della contingenza, l’uomo del presente continua a non vedere, a fuggire, sganciato com’è dall’altro e da ogni riflessione. Chi decide di non cedere all’indifferenza che pervade ogni dove, non può far altro che fermarsi e costringersi all’incontro. Allora l’autunno, tempo del passaggio e del cambiamento, risulta, nella fotografia qui proposta, un ulteriore invito al compimento di un’azione di consapevolezza e di un coinvolgimento partecipato.

Niccolò Aiazzi

Paolo Vergnano

Camminare tra verdi prati, perdersi nel fitto della boscaglia. Un’azione rivolta al soddisfacimento di un desiderio: cogliere (sentire) la forza della natura primitiva e, al contempo, riconoscere i segni dell’intervento umano sul territorio per dar evidenza alle condizioni del rapporto uomo-natura-cultura. Tra le amate Langhe, Paolo Vergnano scopre la bellezza, si lascia contagiare e immagina nuovi scenari. A essere coltivato è il regno della fantasia e dell’invenzione. A emergere sono delle suggestioni, dei sogni. Anche quanto tutto appare fermo, immobile, dentro il freddo inverno, le farfalle, simbolo del calore, del sole e della primavera, animano e vivacizzano l’ambiente e la vita. Sono l’immagine del cambiamento, la figurazione della metamorfosi e sinonimo di trasformazione e di rinascita. La loro inconsistenza incarna l’emblema dell’effimero e della resurrezione. Ovunque si posino, a ogni sussulto d’ali, il mondo si risveglia e acquista nuova luce. Ogni stampa allude, allora, a questa preziosità e a un’utopia di rinnovamento e di rinascita.

Paolo Vergnano

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